Novatori, tradizionalisti ed esterni tra i plebiscitatori
Breve analisi statistica di alcuni tratti del voto renziano
La vittoria di Matteo Renzi è frutto di una molteplicità di componenti. Una buona parte delle opzioni per Renzi è costituita, naturalmente, dai sostenitori da sempre del sindaco di Firenze. Si tratta di una quantità notevole di iscritti e di militanti che già mostrò, in buona misura, la sua ampiezza l’anno scorso, nelle ultime primarie per la leadership contro Bersani. Ma, sempre all’interno del partito – e ancor più tra i simpatizzanti – si è aggiunta progressivamente in questi mesi una quota di elettori non completamente persuasi dalle tesi e dalle proposte di Renzi, ma convinti che quest’ultimo fosse l’unica possibilità di far vincere finalmente il centrosinistra. di Renato Mannheimer
15 AGO 20

La vittoria di Matteo Renzi è frutto di una molteplicità di componenti.
Una buona parte delle opzioni per Renzi è costituita, naturalmente, dai sostenitori da sempre del sindaco di Firenze. Si tratta di una quantità notevole di iscritti e di militanti che già mostrò, in buona misura, la sua ampiezza l’anno scorso, nelle ultime primarie per la leadership contro Bersani.
Ma, sempre all’interno del partito – e ancor più tra i simpatizzanti – si è aggiunta progressivamente in questi mesi una quota di elettori non completamente persuasi dalle tesi e dalle proposte di Renzi, ma convinti che quest’ultimo fosse l’unica possibilità di far vincere finalmente il centrosinistra. E’ un fenomeno rilevato dai sondaggi condotti in questi mesi: sono numerosi i votanti per il Pd speranzosi che dopo una lunga serie di frustranti sconfitte, compresa la deludente performance di Bersani, si potesse, dopo tanti anni, ritornare al governo del paese.
Una buona parte delle opzioni per Renzi è costituita, naturalmente, dai sostenitori da sempre del sindaco di Firenze. Si tratta di una quantità notevole di iscritti e di militanti che già mostrò, in buona misura, la sua ampiezza l’anno scorso, nelle ultime primarie per la leadership contro Bersani.
Ma, sempre all’interno del partito – e ancor più tra i simpatizzanti – si è aggiunta progressivamente in questi mesi una quota di elettori non completamente persuasi dalle tesi e dalle proposte di Renzi, ma convinti che quest’ultimo fosse l’unica possibilità di far vincere finalmente il centrosinistra. E’ un fenomeno rilevato dai sondaggi condotti in questi mesi: sono numerosi i votanti per il Pd speranzosi che dopo una lunga serie di frustranti sconfitte, compresa la deludente performance di Bersani, si potesse, dopo tanti anni, ritornare al governo del paese.
E’ molto significativo il fatto che il massimo dei voti per Renzi sia stato registrato in una zona tipicamente rossa come l’Emilia Romagna. Ma è ancora più significativo che, come mostra una tempestiva analisi dell’Istituto Cattaneo, in Emilia Romagna è maggiore anche la differenza tra il voto espresso in questa occasione e quello rilevato di recente, quando si sono recati alle urne solo gli iscritti. Il successo di Renzi non dipende tanto dall’apparato o dall’inner circle del partito, quanto dai simpatizzanti non iscritti, che hanno voluto significare con la loro scelta una “ribellione” alla tradizione e una speranza di vittoria.
Ma, oltre a queste, c’è un’altra importante componente, sempre registrata dai sondaggi, del voto per Renzi: si tratta di coloro che, pur non avendo votato per il Pd – e non intendendo votarlo alle prossime elezioni – hanno voluto “interferire” nel partito, favorendo quel rinnovamento che molti, anche dall’esterno, si aspettano e che si estenderebbe inevitabilmente all’intero scenario politico. Quest’ultima è una componente minoritaria del voto, ma niente affatto trascurabile.
di Renato Mannheimer